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Cultura e Storia

La Leggenda

Forse sarebbe più interessante la leggenda degli Argonauti, marinai dalla nave greca "Argo". Secondo la leggenda nei tempi antichi Lošinj e Cres appartenevano all'arcipelago Apsyrtides, che prese il nome da Apsirto, principe di Colchide che si trovava sulla riva del Mar Nero nel Caucaso.

Il coraggioso greco Giasone, con astuzia e grazie all’aiuto della figlia del re e sorella di Aspirto, Medea, innamorata pazzamente di lui, rubò il vello d'oro al re Eeta e con la nave "Argo" fuggì aiutato dagli Argonauti. Apsirto lo raggiunse vicino alla odierna Osor dove Medea addescò il fratello e Giasone lo uccise. Allora Medea tagliò il cadavere del fratello e gettò le sue membra in mare.

Così dal corpo di Apsirto nacquero le isole di Apsirto - Apsyrtides.

La Torre a Veli Lošinj

Verso la metà del ‘400 Venezia costruì a Veli Lošinj (Lussingrande) una torre difensiva di forma circolare con ??mascoli sistemati su sostegni in pietra. Si tratta di una struttura tipica rinascimentale a forma circolare, dalle mura larghe e piuttosto bassa, per potersi difendere dalle cannonate. Le parti delle mura superiori sono sporgenti al fine di consentire una mira migliore contro gli aggressori. Il tetto della torre è quello che ha subito i maggiori cambiamenti nel tempo così da non presentare la struttura originale ai nostri giorni .

Per proteggersi dagli attacchi dei turchi e dalle invasioni da parte degli uscocchi, e in altri periodi dai nuovi nemici della Repubblica di Venezia, i cittadini di Lussingrande organizzarono da soli la difesa contro gli attacchi dal mare. In seguito, con il variare dellecircostanze storiche, la Torre è rimasta abbandonata e caduta in declino.

Nel 1774 è stata ristrutturata, ma con la scomparsa della Repubblica di Venezia dopo le battaglie con Napoleone, l'Austria, il successivo padrone delle isole del Quarnero, non mostrò alcun interesse nei confronti della Torre. Soltanto nel 1911 la Commissione Centrale di Vienna, con il sostegno dell'arciduca Karlo Stjepan, decise di ristrutturare le sue mura ma non il tetto né le relative travi in legno, per cui il suo deterioramento continuò nel tempo.

Nel 1992 la Direzione per la tutela del patrimonio culturale di Fiume ha avviato un progetto per la ristrutturazione della torre. I relativi lavori sono iniziati nel 1997 grazie al finanziamento della città di Lussinpiccolo e della Regione Veneto. Sono state ristrutturate le mura, costruito il nuovo tetto in legno e sostituite le travi.

Nel 1991, durante le ricerche archeologiche, davanti alla Torre è stato scoperto lo scantinato mentre le ricerche effettuate al suo interno nel 1997 hanno dimostrato che la costruzione era stata edificata sulla pietra viva. La Torre è diventata uno spazio museale e in questo modo è stata fatta oggetto di costanti cure. Nel 2000 è stata riaperta al pubblico.

La chiesa di Sant´Antonio

Vicino alla riva di Lussingrande si elevano l´alto campanile e l´importante chiesa parrocchiale, dedicata a Sant´Antonio Abate. La chiesa originaria sorse nel XV secolo e due secoli dopo fu sostituita da una chiesa più grande, a tre navate, che nel 1774 furono sostituite dall´unica grande navata che ammiriamo ancora oggi. Grazie alla generosa intraprendenza dei capitani marittimi di Lussingrande, in questa chiesa si trova la più grande collezione di dipinti presenti nelle isole del Quarnero.

In passato gli altari delle chiese erano di legno e venivano sostituiti di frequente. Questa usanza rimase anche quando si cominciò a costruire altari di marmo: ogni qualvolta una chiesa più grande veniva rinnovata a Venezia, era possibile comperare gli altari sostituiti.

Approfittando di queste occasioni, i capitani di Lussingrande hanno abbellito sfarzosamente la chiesa con sette altari in stile barocco, numerosi dipinti e altre opere preziose. Nel periodo d´oro della marineria isolana i capitani facevano a gara nel portare oggetti d´arte di valore, che per fortuna sono finiti in gran parte nelle chiese e sono fruibili tutti.

San Gaudenzio

Anche la leggenda di San Gaudenzio è collegata alla grotta. Si tratta del vescovo di Ossero (1018-1042) nato a Tržić vicino Ossero che fu un rinnovatore culturale e nazionale. Fece costruire il monastero maschile di San Pietro le cui rovine si possono visitare all’interno delle mura e poi il monastero femminile di Santa Maria. In quell' epoca Ossero divenne un centro glagolitico molto potente.

I resti dell' iscrizione glagolitica arcaica si possono vedere sui resti della chiesetta di Santa Maria degli Arcangeli risalente al secolo XV che si trova all’esterno delle mura e nella collezione sacrale. In fuga dai nemici il vescovo si nascose nella grotta sul Monte Ossero (Osorščica). Siccome la grotta era piena di serpenti, facendo penitenza implorò Dio chiedendo la grazia di liberare per sempre le isole dai serpenti. Morì all' estero ma il suo corpo fu trasferito a Ossero in uno scrigno di legno in modo molto strano.

I suoi resti si conservano nella collezione sacrale nel Palazzo vescovile del XV secolo. San Gaudenzio è protettore della città di Ossero e delle due isole. Gli fu consacrata la chiesetta gotica di San Gaudenzio a una navata (secolo XIV). La chiesetta si trova nella parte occidentale della cattedrale dell'Assunzione della Vergine costruita nel secolo XV secondo il progetto del costruttore della cattedrale di Sebenico, Juraj Dalmatinac.

II costume popolare di Susak

II costume femminile di Susak merita un'attenzione particolare, perché differisce dalla maggioranza dei costumi conosciuti. La sua caratteristica fondamentale sta nel fatto che è particolarmente corto (sopra il ginocchio), e di colori molto sgargianti, quasi kitch.

Ecco come si presenta il costume femminile.

Le scarpe della festa si chiamano "carape'', sono fatte in panno e si legano con un sottile nastro di lana ("valnica"); le scarpe da lavoro sono fatte a mano, si chiamano "pute"e possono essere di tela o di agnello, con la suola di pelle. Le calze, "kalcete", sono di lana e di colore rosso fuoco ("carjena o oganj").

Le mutande, "mudonde", sono di cotone con i bordi di merletto bianco, "merlici"; la camicia, "kosula", o di cotone bianco con merletti intorno al collo e alle maniche. La sottogonna, "suknjica", è bianca, in tela di cotone decorata con nastri colorati, fiorellini ecc.

Il corpetto, "bust", è molto stretto, di un bel colore sgargiante, con disegni floreali e decorazioni a conchigliette; si chiude con tre bottoni. Le gonne bianche, "kamizoti", sono 5 o 6, di forma conica, ciascuna di qualche centimetro più lunga della precedente, fino alla più interna, che è la più corta di tutte; l'orlo è arricchito da un merletto bianco fatto a mano, "kamufi".

La gonna superiore, "kamizot na faldice", solitamente è di colore bianco o a righine longitudinali di colore rosso o azzurro; il tessuto è quasi sempre di seta plissettata a mano; 1e pieghe o le onde si ottengono avvolgendo le gonne con una corda, lasciandole così in piega e ripetendo l’operazione più volte.

II grembiule, "traviesla", è riccamente decorato con fiocchetti a vivaci colori, nastrini e perline.

Il fazzoletto, "bravaruola", si mette intorno al collo, ha i colori sgargianti, lunghe frange e sul davanti è fissato alla cintura. Poiché il costume ha colori molto vivaci non si usa alcun gioiello.

Il costume maschile invece generalmente non differisce dagli abiti borghesi del secolo scorso. Si calzano le scarpe di tela citate sopra, "pute"; i calzoni sono neri o blu scuro; la camicia è bianca senza colletto; alla cintura si porta una fascia larga con una fantasia orientale, proveniente da Istanbul. Il gilet è solitamente di colore nero o di un altro colore scuro.

Alcune foto testimoniano l´uso della cravatta. Sul capo, immancabile, il berretto da capitano o alla francese.

Apoksiomen

L' Apoksiomen croato ha arricchito il patrimonio culturale croato, diventando il reperto archeologico più importante di tutti i tempi. Dopo circa 2.000 anni trascorsi sul fondale marino, la statua è stata riportata alla luce del giorno, grazie alla scoperta casuale del sommozzatore belgoRené Wouters.

La statua dell' Apoksiomen è stata ritrovata sul fondale dell'isoletta Vele Orjule, che insieme a Male Orjule, Kozjak, Sv. Petar e Ilovik fa parte dell’arcipelago a sud-est dell'isola di Lošinj. La statua si trovava tra due rocce a 44 metri di profondità.

Questa posizione della statua aveva infatti impedito la sua caduta nelle profondità maggiori. La schiena, una parte della testa e del collo e la parte posteriore della gamba destra erano coperti di sabbia e di fango.

Il Sig. René Wouters, cosciente dell'importanza della sua scoperta, grazie all'aiuto dell'Ambasciata belga, aveva informato le autorità croate.

A tre anni dalla scoperta, nell’aprile del 1999, la statua è stata finalmente estratta dall'acqua e sono iniziatii difficili trattamenti necessari al restauro e alla conservazione, cominciando dalla desalificazione della statua, l'eliminazione manuale degli strati calcarei, il consolidamento delle incrinature, fino all'unione della testa - che era stata trovata separata dal corpo.

Il 18 maggio, dopo tanti anni di difficili e impegnative operazioni di restauro, la statua è stata esposta al Museo archeologico di Zagabria. La Mostra chiamata «L'Apoksiomen croato» è stata aperta in occasione del 18 maggio - la giornata internazionale dei musei e sarà aperta fino il 17 settembre.

«L'Apoksiomen croato» raffigura un atleta che, con l'ausilio di una spatolina, si toglie la polvere e l'olio che si era spalmato prima della gara. Probabilmente si tratta di una rappresentazione di un vincitore oppure della raffigurazione della figura di un atleta.

La statua originale dell'Apoksiomen risale probabilmente al III o al IV secolo a.C. - il periodo di passaggio dall'arte classica a quella ellenistica. Secondo gli esperti, l’esemplare di Lošinj è originario del periodo in cuiin tutta l'Europa c'erano tante copie, cioè un secolo dopo l'originale.

Dato lo stato di buona conservazione della statua, come anche la base di bronzo originale, l'Apoksiomen croato può essere considerato il settimo al mondo, vicino alle statue dello stesso grado. Una copia della statua è esposta nella galleria della torre veneziana a Veli Lošinj.

II lago di Vrana

II lago di Vrana che si trova sull'isola di Cres è un fenomeno naturale. Molti esperti, da Napoleone a quelli odierni, hanno studiato la provenienza del lago e il modo in cui si deposita l’acqua dolce.

Tutti gli abitanti dell'isola di Cres e Lošinj utilizzano questa acqua di alta qualità. Assagiatela e vi accerterete della sua qualità e naturalità.

Durante il periodo il estivo il livello dell'acqua spesso scende a causa dell’aumento della popolazione e per l'uso abbondante di essa... Cari ospiti, vi preghiamo perciò di essere prudenti e non disperdere l’acqua affinché questo dono della natura possa, ancora per molti anni, ornare la nostra isola e dissetare le gole asciutte.

LA LEGGENDA

C'erano una volta due sorelle Gavanke. Una era buona ma povera. Viveva sul pendio della valle in una casetta modesta circondata dalla terra arida. L'altra, invece, era cattiva e ricca. Viveva nella valle in un castello circondato dalla terra fertile. Gli anni passavano e le sorelle non si frequentavano molto perché la sorella povera non era degna della compagnia di quella ricca. Un bel giorno, una grande siccità colpì il loro paese. La sorella povera non aveva abbastanza cibo per sopravvivere a queste dure condizioni . Andò dalla sua sorella ricca a chiedere cibo e acqua, ma sua sorella la respinse sgarbatamente.

Mentre tornava nella sua modesta casetta camminando sul pendio, pregava il buon Dio di aiutarla. D'un tratto la luce si mostrò e lei sentì la voce: "Tu! buona ragazza, torna a casa e lì troverai abbastanza cibo e acqua per sopravvivere alla siccità, ma non devi voltarti verso tua sorella che vive nella valle." La povera donna continuò a camminare verso la propria casa, ma avendo sentito un forte rumore di acqua, per la bontà del suo cuore, dovette voltarsi per vedere che cosa stava succedendo alla sorella.